Descrizione
Stamani il sindaco Bruno Murzi, insieme all’assessore all’Ambiente Elisa Galleni, al professor Mauro Rosi, e a una rappresentanza ampia e qualificata di associazioni e comitati ambientalisti, è intervenuto pubblicamente sulla situazione della Cava Fornace nello spazio adiacente al sottopasso ferroviario lato Lago di Porta, di fronte alla Torre Beltrame.
Accanto all’Amministrazione comunale erano presenti il Comitato per la chiusura della discarica ex Cava Fornace, Legambiente Massa-Montignoso, Italia Nostra – sezione Versilia e sezione Massa-Montignoso, WWF, Coordinamento Ambientalista Apuoversiliese, La Voce degli Alberi Pietrasanta, Amici della Terra Versilia e il Comitato Ugo Pisa, a testimonianza di un sostegno ampio, qualificato e responsabile all’iniziativa intrapresa dal sindaco.
L’intervento odierno si inserisce a seguito della presentazione in Regione Toscana, da parte di Programma Ambiente Apuano, del progetto di rinnovo del Provvedimento Autorizzato Unico Regionale (PAUR), che prevede la prosecuzione della coltivazione della discarica fino alla quota di 98 metri sul livello del mare e l’introduzione di nuovi codici di rifiuti ammissibili.
"È su questo punto che si apre una contraddizione evidente – ha dichiarato Murzi – Si chiede di ampliare un impianto mentre esistono atti amministrativi e pronunce giudiziarie che ne hanno già fissato limiti chiari".
Sul piano istituzionale e giuridico, il quadro è infatti definito da tempo. Con decreto del 29 dicembre 2021, la Regione Toscana ha negato l’autorizzazione al superamento della quota di 43 metri, dichiarando decaduta la Valutazione di Impatto Ambientale oltre tale limite. Questo orientamento è stato confermato prima dal TAR Toscana, che nel 2022 ha respinto il ricorso presentato da Programma Ambiente Apuano, e successivamente dal Consiglio di Stato, che nel giugno 2025 ha rigettato in via definitiva l’appello, stabilendo che non è possibile superare la quota di 43 metri senza una nuova Autorizzazione Integrata Ambientale.
"Non siamo davanti a un’opinione politica – ha sottolineato il sindaco – ma a un quadro normativo e giudiziario chiaro, che ha già stabilito ciò che è consentito e ciò che non lo è. Ignorare questo quadro significa creare ulteriore incertezza e conflitto istituzionale".
Il contesto si è ulteriormente aggravato con il grave incidente del 6 maggio 2024, quando il cedimento del paramento esterno della discarica ha causato la fuoriuscita di percolato, determinando l’intervento immediato delle autorità competenti. A seguito di quell’evento, la Regione Toscana ha disposto una diffida con sospensione delle attività e il Comune di Montignoso ha adottato un’ordinanza sindacale contingibile e urgente che autorizza tuttora lo smaltimento delle acque provenienti dalla discarica direttamente in fognatura nera, certificando il permanere dello stato di emergenza.
Nel corso del 2024, proprio a seguito di questo evento, l’attività della discarica ha registrato un forte rallentamento: al 31 dicembre risultano conferite 9.587 tonnellate di rifiuti, con ricavi complessivi pari a circa 797 mila euro. Un quadro operativo fortemente limitato, che conferma come l’impianto non operi più secondo parametri di normalità.
"Questi non sono giudizi politici, ma dati oggettivi – ha evidenziato Murzi – Parlano di un impianto che oggi opera in condizioni straordinarie e che non può costituire la base per nuovi sviluppi o ampliamenti".
A rafforzare ulteriormente questa valutazione è intervenuto Mauro Rosi, geologo e membro dello staff del sindaco, che ha richiamato l’attenzione sulle caratteristiche strutturali del sito. "Dal punto di vista geologico – ha spiegato – Cava Fornace non presenta le caratteristiche idonee per ospitare una discarica. I siti più adatti sono quelli che, per loro natura, trattengono eventuali contaminanti senza disperderli nell’ambiente; al contrario, l’area è caratterizzata da rocce carbonatiche altamente permeabili, che favoriscono l’infiltrazione e la circolazione delle acque nel sottosuolo, con un conseguente rischio di dispersione di sostanze inquinanti".
"A questo – ha aggiunto Rosi – si somma la presenza di venute d’acqua legate a sistemi di faglie profonde, che testimoniano una storia geologica complessa. Pur non trattandosi di una zona sismica in senso stretto, non può essere esclusa la possibilità di eventi sismici futuri, che potrebbero interessare le fratture del sottosuolo e compromettere l’integrità dei depositi della discarica, aumentando i rischi ambientali del sito».
Nel corso della conferenza stampa è stato inoltre richiamato l’assetto societario che governa la discarica. Programma Ambiente Apuano è partecipata per l’85,11 per cento da Plures, una multiutility interamente pubblica con capitale sociale pari a 362.655.325 euro, partecipata esclusivamente da Comuni delle province di Firenze, Prato e Pistoia. Il Comune di Firenze detiene il 36,8 per cento delle quote, il Comune di Prato il 18,5 per cento, seguiti da Pistoia con il 5,4 per cento, Scandicci con il 3,9 per cento, Sesto Fiorentino con il 3,6 per cento ed Empoli con il 2,6 per cento. Firenze e Prato, insieme, controllano il 55,3 per cento del capitale sociale. Nessun Comune riconducibile al territorio apuoversiliese risulta presente nella compagine societaria.
"Le scelte strategiche – ha osservato Murzi – vengono assunte da enti che non vivono questo territorio, mentre gli impatti ambientali, sanitari e paesaggistici ricadono interamente su una comunità che non partecipa ai processi decisionali. È uno squilibrio evidente tra chi indirizza e chi sostiene le conseguenze".
Sulla stessa linea l’assessore all’Ambiente Elisa Galleni, che ha ribadito come non sia più sostenibile una gestione che concentri sul territorio gli effetti di scelte assunte altrove. "La priorità – ha affermato – resta la chiusura della fase emergenziale e la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Qualsiasi ipotesi di ampliamento, oggi, non è compatibile con il quadro reale della discarica".
La partecipazione compatta delle associazioni e dei comitati ambientalisti ha rafforzato il messaggio dell’Amministrazione comunale, dimostrando come la richiesta di una decisione definitiva sulla Cava Fornace sia condivisa da una parte ampia e organizzata della comunità locale.
In chiusura, il sindaco Murzi ha rivolto un appello diretto a Gianni Lorenzetti, oggi presidente della Commissione Ambiente della Regione Toscana ed ex sindaco di Montignoso. "È una figura che conosce molto bene questa vicenda, perché l’ha seguita da vicino e perché quel territorio ne ha vissuto direttamente gli effetti. Sui giornali ha più volte espresso una posizione chiara a favore della chiusura di Cava Fornace. Oggi, nel ruolo istituzionale che ricopre, ci aspettiamo coerenza e la capacità di tradurre quelle parole in scelte concrete. È una questione che riguarda la tutela dell’ambiente, la salute dei cittadini e la credibilità delle istituzioni".
"Oggi – ha concluso Murzi – non parla solo il Comune di Forte dei Marmi, ma un territorio che chiede equità, responsabilità e coerenza. Non si può ampliare ciò che è già oltre il limite. La Cava Fornace deve essere chiusa".